Addio a Mariangela Melato

Mariangela Melato

Mariangela Melato è morta questa mattina in una clinica romana. L’attrice milanese, malata da tempo, aveva 71 anni (fonte: rainews24.it)

Era stato Renzo Arbore, amore non solo degli anni passati ma anche di quelli recenti , a convincerla che poteva ballare e cantare. Eppure, una volta conclusa l’esperienza del teatro musicale di Sola me ne vo, Mariangela Melato voleva tornare al teatro classico. «Non rinnego la scelta delle ultime stagioni: tutto si compenetra nella mia anima di donna di spettacolo. Ma non ho dubbi. Se fossi costretta a scegliere, è agli Euripide, ai Pirandello, ai Racine, ai Tennessee Williams che non potrei rinunciare. È a Brecht…», aveva detto nel 2008 al Secolo XIX, presentando la sua nuova fatica, L’anima buona di Sezuan  di Bertold Brecht.

Ha 18 anni quando Mariangela Melato si avvicina per la prima volta al teatro. Non lo conosceva prima: milanese di nascita, frequentava il mondo pittorico di Brera, ma era interessata anche alla musica, e alla danza. Il teatro le sembra perfetto per racchiudere tutti questi interessi. Dalla Scuola dei Filodrammatici, passa alla compagnia di Fantasio Piccolo con il quale esordisce nel 1960. Da qui a lavorare con Dario Fo, il passo è breve. E’ solo l’inizio di una carriera trascorsa tra palcoscenico, cinema e televisione.

Aveva un viso particolare, la Melato: spigoloso, con gli zigomi pronunciati, e con quegli occhi azzurri che richiamavano le sue origini tedesche. Un volto spigoloso che se all’inizio si era rivelato una disgrazia, perché non le ha permesso di approdare subito ai ruoli di “bella amorosa”, si è rivelato la sua arma vincente. La sua espressività, la differenza con lo stereotipo della bella attrice, hanno permesso di non fermarsi ai ruoli da fanciulla innamorata.

Marianagela Melato

Mariangela Melato in Nora alla prova, lo spettacolo tratto da Casa di bambole di Ibsen con la regia di Luca Ronconi (fonte: rai.it)

Era nel teatro sperimentale che riusciva a dare il meglio di se stessa. Grazie a Ronconi, che l’ha voluta per il ruolo di Olimpia nel suo Orlando furioso, la Melato prende parte a uno spettacolo che ha, a suo modo, cambiato il modo di fare teatro, con quell’allestimento organizzato come un labirinto nel quale il pubblico doveva districarsi.

Sotto la guida di Giancarlo Sepe, è stata Medea, la donna che, per vendetta contro l’uomo che l’ha prima sfruttata e poi umiliata e abbandonata, arriva a sacrificare i propri figli pur di privarlo del bene al quale tiene di più, la discendenza che permette di prolungare la propria stirpe. Ha vestito i panni della Fedra di Racine, la regina di nero vestita che, innamorata del proprio figliastro ma da questo respinta, lo accusa – in versi, non in prosa – di violenza.

Mariangela Melato nei panni di Fedra (fonte: caffeeuropa.it)

Mariangela Melato nei panni di Fedra (fonte: caffeeuropa.it)

Mariangela Melato era malata da molto tempo, eppure non aveva rinunciato al teatro: stava lavorando ad un nuovo spettacolo di Lina Wertmuller, grazie al quale avrebbe ritrovato uno dei suoi più grandi compagni, Giancarlo Giannini. Chissà cosa sarebbe stato: probabilmente un altro ruolo forte, dell’unico genere che la Melato poteva accettare. Perché, come disse orgogliosamente sua madre a Luchino Visconti, alla prima de La monaca di Monza nel 1967, «Effettivamente… signor conte… la ragazza ha le palle…».

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