Ferite a morte. Tutte dormono, dormono, dormono sulla collina

Serena Dandini e Maura Misiti durante la presentazione della tappa a Bologna di Ferite a morte; fonte: bologna.repubblica.it

Serena Dandini e Maura Misiti durante la presentazione della tappa a Bologna di Ferite a morte; fonte: bologna.repubblica.it

E’ un post anomalo, quello di oggi: non verrà disegnato, infatti, il ritratto di una sola signora. Saranno molti ritratti diversi: tutti quelli di Ferite a Morte, lo spettacolo scritto da Serena Dandini, con la collaborazione di Maura Ministi, ricercatrice del Cnr.

Uno Spoon River al femminile, è stato chiamato, perché le protagoniste raccontano la propria esperienza. Donne che sembrano non avere nulla a che fare l’una con l’altra. Già, sembrano. C’è la moglie bomboniera, esibita per la sua presenza scenica, uccisa con un foulard di Hermès stretto intorno al collo da due sicari assoldati dal marito. E c’è l’operaia che si sceglie un nuovo compagno, lo stesso che portava il figlio della donna alle partite. Lo stesso che l’ha uccisa mentre il bimbo dormiva nella stanza vicino. Donne la cui sofferenza è iniziata con un semplice schiaffo, o con una costrizione solo psicologica.

Queste ed altre storie sono quelle che un gruppo di donne, capitanate dalla Dandini, stanno portando in giro per l’Italia. Un gruppo di lettrici d’eccezione, che prestano la loro voce e il loro volto gratuitamente, da Susanna Camusso a Concita De Gregorio, da Elisa a Josefa Idem, da Lella Costa a Geppi Cucciari. E dopo Palermo e Bologna, Ferite a morte arriverà il 9 dicembre a Genova, al Teatro della Corte.

Tutto questo per ricordare che l’Italia – il bel paese che è scivolato in ottantesima posizione della classifica mondiale del Global Gender Gap del 2012, e che non ha ancora ratificato la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione della violenza contro le donne – non è poi così diversa da quei paesi cosiddetti “poco civilizzati”.

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