La «piccola ape furibonda»

La poetessa Alda Merini (21 marzo 1931 – 1 novembre 2009); fonte: aldamerini.it

Una voce roca, resa tale dalle sigarette e dalla sofferenza che ha accompagnato la sua vita. Una voce inconfondibile, a tratti dura, dolorosa, dolce, sognante: era la quella di Alda Merini, una delle più grandi poetesse italiane dell’ultimo secolo, quando leggeva da libri o quaderni le sue poesie.

Sono nata il ventuno a primavera

Ma non sapevo che nascere folle,

aprire le zolle

potesse scatenar tempesta.

«Sono una piccola ape furibonda»: così si definiva lei stessa. Nasce tra le due guerre a Milano, cresce sotto le bombe in una stalla, dove va da sfollata con la madre e il fratellino che lei stessa ha aiutato a venire al mondo. Alda Merini non ha potuto frequentare la scuola, vuoi a causa della guerra, vuoi per le difficilissime condizioni economiche della famiglia.

La malattia la coglie all’improvviso, quando già le prime due figlie erano nate: sperimenta, così, il manicomio e, soprattutto, la sofferenza di vedersi strappar via le due figlie. L’esperienza negli ospedali psichiatrici la segna profondamente: qui vive il dolore suo e degli altri pazienti. E’ nel manicomio che, per la prima volta, vacilla la fede profonda che l’accompagna fin dall’infanzia: «Ho visto ragazzi morire e ragazze stuprate, anche da preti». Nonostante questo, Alda rimane credente: non più nella religione cattolica, ma in un Dio a volte incomprensibile, spesso crudele. La sofferenza sperimentata nel manicomio è tanta, troppa per poter scrivere ancora. Eppure Alda scrive da sempre, è il suo modo per comunicare con il mondo.

Alda entra ed esce dagli ospedali, finché non trova un po’ di serenità nella sua casa sui Navigli. Una casa piena di oggetti, dove lei vive tra libri, quadri, oggetti i più disparati, un pianoforte, e sempre avvolta nella nuvola di fumo delle sue sigarette. Arrivano, finalmente, i riconoscimenti per la sua arte, una laurea honoris causa,  i premi letterari.

La casa sui Navigli; fonte: dols.it

Alda Merini muore il 1 novembre del 2009 a Milano, nella sua città, lasciando in eredità a tutti noi i suoi versi trovati «intingendo il calamaio nel cielo».

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