Quando un diario colpisce più di una pallottola

Malala Yosafzai
fonte: blitzquotidiano.it

Una bambina avvolta da un chador parla al microfono, i grandi occhi scuri e sicuri fissi sull’intervistatore: è così che appare Malala Yousafzai in un video girato un anno fa e riproposto da Repubblica Tv. E’ abituata a parlare davanti alle telecamere: aveva solo 11 anni quando denunciò, per la prima volta, gli orrori imposti dai Talebani su altre bambine come lei nella valle di Swat, in Pakistan. Lo ha fatto con un mezzo che le bambine di tutto il mondo conoscono, scrivendo un diario. Un semplice diario, nella sua lingua urdu, che è stato riproposto dalla Bbc, rendendola famosa. E scomoda. Così la piccola Malala, che lo scorso anno ha ricevuto il Premio nazionale per la Pace del governo di Islamabad, è entrata nel mirino degli integralisti. Martedì, a Mingora, due uomini armati sono saliti a bordo dell’autobus sul quale si trovava Malala, insieme alle sue compagne di scuola: l’hanno chiamata per nome e le hanno sparato alla testa.

Giovedì 11 ottobre l’Onu ha festeggiato la prima Giornata mondiale delle bambine. L’organizzazione Tres Homme ha presentato il rapporto sulle discriminazioni delle femmine, in quanto tali: bambine maltrattate, abusate, date in sposa quando dovrebbero solo giocare a fare le spose. Bambine costrette a subire violenze fisiche e psicologiche di ogni tipo, senza fiatare, senza osare ribellarsi.

Eppure Malala si è ribellata. Ora sta meglio, dopo una difficile operazione i medici sono riusciti a rimuovere il proiettile, ma è ancora in condizioni critiche. Al momento, quello che più dà speranza è l’aver visto, il giorno dopo l’attentato, altre ragazze e giovani donne ribellarsi e sfilare per le strade di Peshawar e chiamare, a gran voce, la loro compagna. C’è ancora molta strada da percorrere ma, forse, un primo passo, grazie al coraggio di una bambina, è stato fatto.

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