Mirandolina: la Locandiera serva di nessuno

Pamela Villoresi nei panni di Mirandolina: riprendendo la lezione di Luchino Visconti, la Villoresi porta in scena un personaggio senza fronzoli o leziosità, nella sua praticità di dona lavoratrice (fonte: tuttoteatro.com)

Pamela Villoresi nei panni di Mirandolina: riprendendo la lezione di Luchino Visconti, la Villoresi porta in scena un personaggio senza fronzoli o leziosità, nella sua praticità di dona lavoratrice (fonte: tuttoteatro.com)

«Il patto è questo; o dammi la mano, o vattene al tuo paese».

Così Mirandolina, la protagonista de La Locandiera, si “concede” in sposa a Fabrizio, il cameriere della sua locanda. E già da questa frase si capisce tutta la portata rivoluzionaria del personaggio inventato da Carlo Goldoni: siamo nel 1753, e Mirandolina si presenta come una donna libera, indipendente, padrona del proprio destino. E’ lei che chiede la mano all’uomo che la ama, tenendo nel frattempo a bada gli altri pretendenti.

Proprietaria di una locanda, non sposata, dalla risposta pronta e spesso irriverente che le donava un fascino tale da far cadere tutti gli avventori ai suoi piedi: Mirandolina è una figura molto diversa dalle serve apparse, fino a quel momento, nelle opere teatrali della Commedia dell’arte. Pur appartenendo a una classe sociale inferiore, riesce a dominare l’ospite sia sul piano pratico che sul piano intellettuale. Non è né una cortigiana, né una donna svenevole che aspetta solo di essere scelta come moglie. E’ semplicemente una donna forte che sfrutta il proprio fascino e la propria femminilità per un tornaconto economico. E se ad un certo punto della commedia sviene, lo fa solo per finta, per poter conquistare il misogino Cavaliere di Ripafratta, nemico giurato di tutte le donne che, naturalmente, davanti ad una Mirandolina abbandonata ai suoi piedi, lascia cadere tutte le barriere e si innamora perdutamente della donna (nel video in fondo, la scena nell’allestimento di Giancarlo Cobelli).

L'allestimento della Locandiera di Luchino Visconti (1952): precisione nei dettagli, esaltazione della modernità del personaggio di Mirandolina, Goldoni non Rococò ma realista (fonte: turindamsreview.unito.it)

L’allestimento della Locandiera di Luchino Visconti (1952): precisione nei dettagli, esaltazione della modernità del personaggio di Mirandolina, Goldoni non Rococò ma realista (fonte: turindamsreview.unito.it)

Respinge con educazione, ma con forza, il Marchese di Forlipopoli, il Conte d’Albafiorita e il Cavaliere, i tre pretendenti che, uno dopo l’altro, le offrono la propria protezione. Li respinge, sì, ma non per questo non ne accetta i preziosi doni, sia che si tratti di orecchini di diamanti, sia che siano semplici lodi.

Alla fine della commedia, anche Mirandolina sembra mettere la testa a posto, accettare finalmente l’amore di Fabrizio, il cameriere che per tanto tempo ha assistito al civettare della sua padrona. Eppure lo fa a modo suo, pretendendo la mano dell’uomo e commentando, una volta ottenutala, «Anche questa è fatta», come se si trattasse di un affare andato in porto. In effetti proprio di affari si tratta: Mirandolina sceglie di accettare Fabrizio come marito proprio per evitare che le passioni rovinino gli ottimi affari della locanda.

«E’ vero, mi son divertita nel farmi correr dietro a tal segno un superbo, un disprezzator delle donne; ma ora che il satiro è sulle furie, vedo in pericolo la mia riputazione, e la mia vita medesima. Qui mi convien risolvere qualche cosa di grande. Son sola, non ho nessuno dal cuore che mi difenda. Non ci sarebbe altri, che quel buon uomo di Fabrizio, che in un tal caso mi potesse giovare. Gli prometterò di sposarlo… ma… prometti, prometti, si stancherà di credermi… Sarebbe quasi meglio, ch’io lo sposassi davvero. Finalmente con un tal matrimonio posso sperar di mettere al coperto il mio interesse, e la mia riputazione, senza pregiudicar la mia libertà».

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